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Eleonora Mazza “Turba grama”

ELEONORA MAZZA – “TURBA GRAMA”

a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei

9 -31 luglio 2016

Il progetto prevede una personale di Eleonora Mazza all’interno degli spazi della Sala Putti del Museo il Correggio, Palazzo dei Principi a Correggio, utilizzata come una sorta di project room, con opere di grande formato e dal forte impatto. Il tema del progetto riguarda una ricerca che la pittrice sta svolgendo sulla tematica delle folle e della massificazione con un parallelismo contemporaneo alla Divina Commedia dantesca, da cui viene ripreso anche il titolo dell’esposizione, che fa riferimento al vocabolo caratteristico del lessico dell’Inferno Dantesco, il mondo gramo, misero e infelice delle anime peccatrici. Un progetto che ruota attorno ai corpi ammassati, alle folle, come quelle dei poveri migranti alla ricerca di un lido o dei poveri di spirito schiavi delle nevrosi collettive.  Il corpo (il nostro e quello del prossimo) è elemento imprescindibile per ognuno. In un tempo dove la materialità perde sempre più peso verso una digitalizzazione massificante, un recupero, equilibrato, verso la fisicità del vivere diviene obbligatorio per chi non si voglia smarrire o annientare. Il confronto/scontro con tale condizione dell’esistere trova nella ricerca di Eleonora Mazza inusitate vie estetiche. L’essere si raffronta in queste opere verso il proprio io e verso l’altro, in un mai conchiuso circuito concettuale e artistico. Il corpo diviene perciò non solo fardello esistenziale da spendere, spandere e da nutrire solo con il cibo ma congiuntura che si lega al mondo dei nostri (dis)simili.

Dante rappresenta l’Inferno più volte attraverso l’immagine di schiere di corpi – “Io vidi più di mille in su le porte” (canto VIII, 82), “d’anime una schiera” (canto XV, 16); “Turba grama” (canto XV, 109). Ogni volta, infatti, che si voglia spogliare qualcuno o più di uno della propria umanità ed esistenza, lo si spoglia sia fisicamente, sia simbolicamente e lo si ammucchia tra tanti altri spogliati di tutto. “D’anime nude vidi molte gregge che piangean tutte assai miseramente; e parea posta lor diversa legge. Supin giacea in terra alcuna gente, alcuna si sedea tutta raccolta, e altra andava continuamente” (canto XIV, 19-22).